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I misteri di Rennes Le Château

a cura di Luca Berto

      

Il piccolo borgo di RennesRennes Le Château è un piccolo paesino di trecento anime nel dipartimento dell’Aude, in Linguadoca, nel sud della Francia: in un paese così piccolo, generalmente, tutti sanno tutto di tutti. Ma Rennes costituisce un caso a parte, perché i misteri che aleggiano sul piccolo borgo sono parecchi e piuttosto fitti. Il mistero di Rennes Le Château cominciò il 6 novembre 1244, quando François Pierre d’Hautpoul, marchese di Blachefort e signore di Rennes Le Château, fece testamento e lo fece registrare dal notaio Captier di Esperaza. Nel testamento si parla di un segreto di Stato. Precisiamo subito, ci tornerà utile più avanti, che la famiglia dei d’Hautport-Blanchefort poteva vantare, tra i suoi antenati, addirittura un membro dell’Ordine dei Templari: infatti, Bertrand Blanchefort fu sesto Gran Maestro dei Cavalieri Templari. Nel 1781, il curato di Rennes Le Château Antoine Bigou ricevette, in confessione in punto di morte dalla marchesa Marie de Nègri d’Ablès d’Hautpoul-Blanchefort, un segreto di famiglia, che, chiese la marchesa, avrebbe dovuto essere tramandato. La marchesa morì il 17 gennaio 1781 ed il curato fece collocare sulla tomba della stessa, dieci anni dopo, nel 1791, una lapide proveniente da un’altra tomba che si trovava ad Arques. Nello stesso anno nascose, in uno dei pilastri vicino l’altare alcuni documenti e fece posare all’incontrario, sempre vicino l’altare, una lastra di pietra conosciuta come la “Dalle des Chevaliers”, “Lastra dei cavalieri”. Anche di questa lastra riparleremo più avanti. Bigou, dichiarato prete refrattario nel 1792, dovette rifugiarsi in Spagna, a Sabadell. Vi morirà il 21 marzo 1794, trasmettendo, prima, il segreto della marchesa al sacerdote Cauneille. Questi affiderà il segreto al sacerdote Jean Vie, parroco di Rennes Les Bains, ed al sacerdote Emile Francois Cayron, parroco di St. Laurent De La Cabrerisse. Il segreto della marchesa, poi, sarebbe stato affidato alla pietra tombale nota come Coume-Sourde, rinvenuta a Rennes Le Château da un familiare di Bérenger Saunière, abate del borgo di Rennes dal 1885. Le iscrizioni di questa tomba saranno cancellate da Sauniere, per cui non possiamo affidarci all’originale, ma disponiamo due riproduzioni fatte da Eugene Cros, archeologo amatore, e da Eugene Stublein.

La pietra Coume-Sourde

Il primo giugno del 1885, l’abate François Bérenger Saunière venne nominato parroco del paese. Oltre a doversi occupare della salvezza spirituale degli abitanti del borgo, a Saunière viene anche affidato il compito di restaurare la chiesa del paese, che versa in un terribile stato di abbandono. Il comune, tuttavia, non possedeva i denari sufficienti a sosBérenger Saunièretenere la totalità dei lavori: Saunière deve, così, arrangiarsi e trovare i soldi necessari altrove. Una prima importante donazione viene fatta dalla marchesa di Chambort, che offre la somma di 3000 franchi oro; il comune sostiene l’opera con 1400 franchi oro e lo stesso Saunière ne anticipa 518 di tasca propria. I lavori, però, procedono a rilento: dopo ben sei anni dall’inizio dei lavori, il restauro è ancora lontano dall’essere completato. Un giorno, però, accade qualcosa di imprevisto: alcuni operai, durante dei lavori di scavo sotto la pavimentazione della chiesa, ritrovarono un paiolo che pareva essere pieno di monete d’oro, probabilmente Scudi d’oro di San Luigi. Saunière, avvisato del ritrovamento, spiegò loro che quelle non erano altro che medagliette di Lourdes, oggetti di poco valore. Dopo questo ritrovamento, nonostante i soldi per i lavori non abbondassero, Saunière mandò in dono al reverendo Grassaud, curato d’Amélie les Bains, un calice in argento dorato. Sullo di esso vi è inciso quanto segue: “Ecce Panis Angelorum Factus Cibus Viatorum”. Alla base del calice, poi, troviamo i simboli dei quattro EvanAntoine Gélis ti e, più in alto,la raffigurazione di Gesù, S. Giuseppe e di un’altra immagine non identificata di una donna. E’, questo calice, parte di quanto probabilmente Saunière trovò nel paiolo insieme alle monete d’oro. Nel 1891 chiese ed ottenne dal comune di utilizzare il terreno di fronte la chiesa: vi fece realizzare una grotta, nella quale costruì un calvario. Sul calvario, poi, fece aggiungere questa incisione: “Christus a.o.m.p.s. defendit”.

Il calice donato a Grassaud Il calvario

L’incisione

La grotta

Un banco, vicino la grotta, che reca incise le lettere K, X, L, S, X.

In tale incisione, molti vogliono vedere il marchio e motto del Priorato di Sion: “Christus Antiquus Ordo Misticusque Prioratus Sionus Defendit”, ossia: “Cristo difende l’antico ordine mistico del priorato di Sion”. Tuttavia, la sigla potrebbe anche riferirsi ad un’altra frase: “Christus Ab Omni Malo Popolum Suam Defendit”, “Che Cristo protegga il suo popolo da ogni male”. Nel caso il significato da attribuire alla frase sia il primo, evidentemente Saunière era un affiliato al Priorato. Nel secondo caso, non si tratta che di una invocazione a Dio. Alcuni giorni dopo il ritrovamento di cui sopra, il campanaro di Saunière, spostando una colonna del proprio altare, rinvenne, dietro di questa, alcune pergamene contenute in una boccetta. Saunière, informato del fatto, spiegò al campanaro che esse erano soltanto reliquie. Ma, segretamente, cominciò a studiarle. Le tre pergamene, firmate da Bianca di Castiglia, pare contenessero il brano del vangelo di San Giovanni in cui si narra di quando Gesù fu ricevuto a Betania da Lazzaro (Betania è anche il nome che Saunière sceglie per la propria villa) e Maria gli unge i piedi con l’unguento e glieli asciuga con i capelli (Giovanni, XII, 1-11); un condensato codificato dei versetti di Marco (II, 23-28), Matteo (XII, 1-8) e Luca (VI, 1-5); un albero genealogico della discendenza sconosciuta di Dagoberto II il Giovane, re dei franchi, relegato in un monastero alla morte del padre Sigeberto III d’Austria ed eletto re nel 676, discendenza che va dal 681 al 1244 e dal 1200 al 1644 (quest’ultimo era anche allegato al testamento redatto nel 1644). In seguito (21 giugno 1891), in occasione della comunione dei ventiquattro bambini del villaggio, la colonna fu posizionata all’esterno della chiesa capovolta, a sorreggere una statua della Madonna di Lourdes. Sulla colonna fece incidere la scritta: “Penitenza! Penitenza!”, in riferimento al messaggio della Madonna di Lourdes che diceva “Baciate la terra in penitenza per i peccatori”.

La colonna e la statua della Madonna del LourdesLa sua inaugurazione

Le pergamene ritrovate da Saunière

Le pergamene ritrovate da Saunière

Il giorno dopo il ritrovamento delle pergamene, Saunière fece sollevare ad alcuni operai, Rousset e Babon, una lastra di pietra che si trova davanti all’altare. Era, quella, la “Lastra dei cavalieri”, così chiamata in quanto raffigura due cavalieri montanti lo stesso cavallo. Rivoltata la lastra, Saunière si accorse che la stessa era composta da due pannelli scolpiti: su uno, quello visibile, rivolto verso l’alto, vi erano i due cavalieri che montano lo stesso cavallo, su quello opposto, rivolto verso il basso, un personaggio a cavallo che suona un corno. Un chiaro riferimento, quello, ai Cavalieri Templari.

“Lastra dei Cavalieri”, lato A

Sotto la lastra, Saunière e gli operai trovarono quella che pareva essere una sepoltura o forse l’ingresso di una tomba. Vista la presenza di un “segnale” dell’Ordine dei Templari, è possibile ipotizzare che Saunière avesse trovato l’ingresso per o la tomba della famiglia d’Hautpoul. Allontanati gli operai, Saunière rimase da solo nella propria chiesa per due giorni consecutivi. Alcuni giorni dopo, fece sigillare nuovamente la “sepoltura”. Sul suo diario, sotto la data del 21 settembre 1891, leggiamo: “Scoperta una tomba”; otto giorni dopo Saunière incontra Nevia, il parroco di Coustaussa Jean Antoine Maurice Antoine Gélis, Carriere ed Eugene Cros; sul suo diario, al giorno 1 ottobre, scrive di aver incontrato “quattro confratelli”. Che Saunière facesse parte, come le persone che aveva incontrato, di una qualche setta? E’ possibile. Ma torniamo alle pergamene scoperte dietro alla colonna dell’altare. Credendo che possano avere una qualche importanza storica, Saunière si rivolse al vescovo di Carcassonne Felix Billard per un consiglio. Il prelato lo indirizzò allora a Parigi, presso alcuni studiosi di San Sulpice, San Sulpicio. Una piccola parentesi: Sulpicio, divenuto santo nel V-VI secolo dopo Cristo, ebbe stretti rapporti con il re Dagoberto I, re franco che, si dice, abbia spostato il tesoro del tempio di Gerusalemme da Roma, dove Tito lo aveva portato dopo la conquista del Santo Sepolcro. Tale tesoro pare non fosse composto soltanto da oro ed altri preziosi, ma, in seguito al sacco della città santa, anche dal calice che accolse il sangue della Crocifissione: il Santo Graal. A Parigi, dicevamo, tramite il direttore di San Sulpicio Bieil, Saunière entrò in contatto con alcuni studiosi che potevano aiutarlo nell’interpretazione delle pergamene. Strinse amicizia con il ventenne Emile Hoffet, il quale lo introdusse nei più importanti salotti artistici parigini; in uno di questi Saunière incontrò e si legò alla più famosa cantante del tempo, Emma Calvè, con cui i rapporti furono ben più che ambigui. E’ possibile che questi personaggi, Bieil, Hoffet e la Calvè, facessero parte dello stesso “ordine” di cui faceva parte Saunière: è logico pensare che il prete non avrebbe mai affidato con tanta sicurezza pergamene così importanti a sconosciuti o persone nelle quali non avesse la completa fiducia. Una prova che almeno Emma Calvè facesse parte di qualche circolo esoterico o società segreta ci viene data da un suo “aL’autografo della Calvè accompagnato dalla sigla “S.I.”utografo”: su un documento redatto a Parigi l’11 novembre 1892, al cabaret di Chat Noir, si nota la firma di Emma Calvè seguita dalla sigla “S.I.”, cioè “Superieur Inconnu”, “Superiore Sconosciuto”, un alto  grado  gerarchico  dell’ordine    martinista.   Ancora,  Saunière   entrò in 

contatto con alcuni circoli esoterici, cominciando ad interessarsi a quel campo di studi che la Chiesa considera fino ad un certo punto. Essendo, poi, Parigi sede di uno dei più importanti musei del mondo, Saunière non mancò di visitare anche il Louvre, dove erano esposte le opere del pittore Nicolas Poussin. Ad attrarre in particolare la sua attenzione era il dipinto “I pastori d’Arcadia”, che, all’interno dell’idilliaca cornice dell’età dell’oro dell’ambiente arcadico, raffigura tre pastori che osservano il coperchio di un sepolcro su cui sono incise le parole “Et in Arcadia ego”, “Io sono in Arcadia”. Tale sarcofago sarebbe esistito realmente, e a poca distanza da Rennes Le Chateau. Acquistato da un americano, però, fu fatto saltare in aria con la dinamite nel 1988 dal suo proprietario, stanco di avere continuamente sulla sua proprietà turisti provenienti da Rennes Le Chateau con in mano la fotocopia del dipinto di Poussin per un confronto visivo diretto. Secondo alcuni, tale sepolcro sarebbe stato costruito nel XX secolo e nulla avrebbe a che fare con il dipinto del '600, che sarebbe, dunque, lavoro di fantasia. Ma le prove certe di questo non sono ancora state fornite. Nel ritornare a Rennes Le ChâtEmma Calvè, Felix Billard e Marie Dénarnaud , perpetua di Bérenger Saunière.eau dopo aver tradotto le pergamene con l’aiuto di Emile Hoffet (o forse del direttore Bieil), al quale Saunière lasciò una copia di ogni pergamena, l’abate portò con sé le copie di tre dipinti: “I pastori d’Arcadia” di Pussin, un ritratto di papa Celestino V e “La tentazione di Sant’Antonio” di David Teniers. Oltre al già citato dipinti di Poussin, di particolare rilevanza, dal nostro punto di vista, è il ritratto di Celestino V: questo papa, infatti, in carica per soli cinque mesi, è il predecessore di quel Bonifazio VIII, “amico” di Dante, il quale, nel 1314, sciolse il centenario ordine dei Cavalieri Templari. Ritornato a Rennes, Saunière accoglierà presso di sé la famiglia Dénarnaud , assumendo Marie come propria perpetua. Saunière riprese i lavori di ristrutturazione della chiesa. Ma non solo di quella: misteriosamente, infatti, Saunière si offrì di aiutare economicamente alcuni abitanti del villaggio nella ricostruzione delle loro abitazioni e di far costruire una strada che conduca al borgo. In cifre, il sacerdote avrebbe speso l’equivalente di circa 14 milioni di euro attuali. Cosa possa essere successo per far cambiare così radicalmente la sua situazione finanziaria, ci viene indicato da una pagina del suo diario, in cui leggiamo queste parole: “Ho trovato un tesoro". Mentre  i  lavori  procedevano,  Saunière  inaugurò   una    strana  ed   inquietante   attività:  scortato costantemente dalla fedele Dénarnaud, Saunière si diede

alla profanazione notturna di tombe. Tuttavia, scoperto dal sindaco e minacciato di denuncia al prefetto, sospese l’attività. Ma non prima di aver distrutto la pietra tombale della marchesa d’Hautpoul-Blachefort, morta nel 1781, come abbiamo visto all’inizio. Tra il 1897 ed il 1899, Saunière si assentò spesso per raggiungere destinazioni sconosciute. Alcuni testimoni affermarono di averlo visto prendere la direzione di Rennes Le Bains, attraversare il “Bosco dell’Uomo Morto” e raggiungere la “Pierre du pain”, dove si diceva il diavolo avesse lasciato l’impronta della sua mano. Sempre nel 1899, Saunière ricevette la visita di Giovanni Salvatore d'Asburgo, che si presenta con il nome di Guillame, che avrebbe offerto a Saunière 3000 franchi d’oro perché ritrovasse per lui alcuni preziosi documenti nascosti nella chiesa. Quella non fu l’unica visita del nobile d’Asburgo, che ritornò regolarmente per sei anni consecutivi, finanziando Saunière per un totale di 20.000 franchi d’oro. Nel 1900 Saunière acquistò, intestandoli a Marie Dénarnaud, sei terreni, sui quali iniziò a costruire la propria casa ed il proprio studio-biblioteca: Villa Betania e la Torre Magdala. Di particolare importanza è la torre, che contiene la vasta biblioteca di Saunière, la sua collezione di 100.000 francobolli e 10.000 cartoline, e che sorge su una cisterna piena d’acqua. L’acqua ha una funzione protettrice contro gli spiriti malvagi: forse Saunière aveva bisogno di cautelarsi contro qualcosa di simile? Altro particolare: la M di “Magdala”, incisa sull’entrata della torre, sembra un omega rovesciata.

I lavori durarono otto anni e si conclusero nel 1908. Rispetto all’anno del suo arrivo, gli standard di vita di Saunière erano parecchio cambiati: viveva nello sfarzo, riceveva visite ed intratteneva una fitta corrispondenza con importanti personalità (uno per tutti il segretario di stato Des Beaux Arts Henri Charles Etienen Dujardin-Beaumetz, massone francese affiliato alla loggia della “Clemente Amitie”), riceveva posta da grandi banche (e si diceva avesse numerosi conti in banche di tutta Europa). Chiaramente, un modo di vivere così poco consueto per un prelato non poté fare a meno di dare nell’occhio. Infatti, nel 1909, in seguito a lamentele da parte di alcuni altri sacerdoti, il vescovo di Carcassonne lo allontana da Rennes, spedendolo a Coustoges. Lo sostituì il reverendo Marty. I suoi paesani, però, non accettarono questa sostituzione e continuarono ad ascoltare messa da Saunière nella sua cappella personale. Nel 1911, il vescovo successore di Billard lo accusò di traffico di messe e lo sospese. Saunière fece appello a Roma e venne difeso dal canonico Huguet. Ottenuta la riabilitazione, l’11 aprile 1915 venne definitivamente sospeso, in quanto non volle dare spiegazioni neanche a Roma circa la sua “vita da nababbo”. Il 17 gennaio 1917 Saunière venne colpito da emorragia cerebrale. Moribondo, fece chiamare l’abate Riviere per confessarsi, senza, però, ottenere da lui l’assoluzione. Forse Saunière non aveva realmente intenzione di confessarsi, ma, piuttosto, voleva trasferire il segreto di ciò che aveva scoperto. Ma Riviere non capì o non volle capire. Saunière morì cinque giorni dopo, il 22 gennaio 1917. Sulla sua tomba fu riportata la scritta INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù Nazareno re dei Giudei). Anche qui, come nella scritta sopra l’entra della Torre Magdala, una lettera è incisa al contrario: la “N”. Ma se la “M” di Madgala era stata fatta scrivere da Saunière, necessariamente era stato qualcun altro a dare ordine di incidere la “N” a rovescio. Che sia un messaggio? Uno scrivano catalano, Prudenci Reguanti Torres, spiega che la “N” al rovescio è da interpretare come “Hterazan”, che in lingua ebraica significa “Ha Te Ratz An”, che significherebbe “dove è la misteriosa camera?”. Quindi il “Gesù Nazareno re dei Giudei” diventerebbe, tradotto e completato nel suo significato: “Io so dove è la camera misteriosa del Re dei Giudei”. La “N” al rovescio è presente anche in un altro luogo, già visitato ed incontrato nel nostro viaggio: a San Sulpice, a Parigi. Più precisamente nelle firme che il pittore Emile Signol appose ai suoi dipinti presenti a San Sulpice e nella scritta INRI posta sopra la croce di Gesù nel quadro che ne raffigura la crocifissione. I dipinti in questione, poi, sono posti ai due lati dell’asse che segna il meridiano di Parigi. All’apertura del suo testamento, ci si rese conto che Saunière era morto nullatenente: tutte le sue proprietà, infatti, erano intestate alla sempre fedele Marie Dénarnaud. La donna visse sola fino al suo incontro con Noel Corbu, che, il 22 luglio 1946, diventò suo legatario universale. Corbu morì nel 1968 e tutti i suoi beni furono acquistati da Henri Buthion, occultista di Lione.

La “N” Rovesciata della firma di SignolLa tomba di Saunière e della Dénarnaud

Non dobbiamo immaginare che la storia di Rennes Le Château chiuda il suo capitolo più interessante con la morte dei suoi due grandi protagonisti moderni. Ci furono, infatti, strane morti, dopo quella più naturale di Saunière. L’abate Gélis, amico e confidente di Saunière, per esempio, verrà ucciso e trovato con la testa spaccata. La sua tomba, orientata verso Rennes Le Château, reca impresso un simbolo dei Rosa-Croce. La nipote di Marie Dénarnaud, alla quale la zia aveva regalato dei gioielli, fu trovata assassinata il 28 agosto 1974. Quei gioielli, per la loro foggia ed i materiali, sembrano appartenere alla oreficeria visigota. L’assassino era membro di una setta segreta. Altre tre persone che hanno avuto a che fare con Rennes Le Château morirono in circostanze poco chiare: Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker furono trovati impiccati il 6 marzo 1967; Pierre Feugere il giorno dopo, il 7 marzo. I tre avevano scritto e pubblicato, il 17 gennaio dello stesso anno, Il Serpente Rosso: si tratta di un testo composto da 13 strofe, ognuna corrispondente ad un segno zodiacale eccetto la tredicesima (terz’ultima in ordine di apparizione), che corrisponde all’Ofiuco o Serpentario. E’ un testo criptico, che però, per i passi interpretati, mostra evidenti collegamenti con Rennes Le Château ed i suoi segreti. Prendiamo, ad esempio, un passo tradotto da Stefano Momentè: “Le pietre del mosaico che pavimentava il luogo sacro potevano essere alternativamente bianche o nere, e Gesù, come Asmodeo, osservava i loro allineamenti. Il mio sguardo sembrava incapace di vedere il letto dove era distesa la meravigliosa addormentata. Non fu Ercole con magici poteri, a scoprire come decifrare i misteriosi simboli incisi dagli osservatori del passato. Nel santuario c’era l’acquasantiera, fontana d’amore dei credenti rammentante queste parole: «Con questo segno tu lo vincerai» […] Maledicendo i profanatori nelle loro ceneri e quanti vivono sulle loro tracce, uscì dall’abisso dove era immerso mostrando il gesto d’orrore: «Ecco la prova che del sigillo di Salomone. Io conosco il segreto, che xxxxxxxx di questa regina ho visitato le dimore nascoste». A questo, Amico Lettore, stai attento a non aggiungere o rimuovere uno iota... Medita, medita ancora, il vile piombo del mio scritto contiene forse l’oro più puro”. Recentemente, nella notte tra il 14 ed il 15 febbraio 1987, la tomba di Saunière è stata profanata. Le bare, quella dell’abate e di Marie Dénarnaud , che riposano insieme, non sono state toccate. Forse i profanatori erano a caccia di tesori. O di indizi per risolvere il mistero del piccolo borgo francese.

L'INTERNO DELLA CHIESA

Fatto questo piccolo (?) viaggio nella storia di Rennes Le ChâteLa misteriosa scritta (ricalcata per comodità di lettura)au e nella vita di Bérenger Saunière, andiamo ad analizzare, ora, più da vicino quelli che sono i misteri e le particolarità di Rennes Le Château. Partiamo dalla chiesa restaurata da Saunière. Prima dell’ingresso, sulla sinistra, sotto la statua della vergine, Saunière aveva fatto mettere un pilastro che sosteneva l’antico altare. La croce rappresentata è la “Croce del Silenzio”. Ciò che sorprende, abbiamo detto già in precedenza, è la sua disposizione a rovescio. In basso, leggiamo l’incisione “Mission 1891”, data d’inizio dei lavori di restauro. Vogliamo ora il nostro sguardo alla chiesa. Un primo fatto assai curioso sono due incisione che compaiono nel timpano posto sopra il portale. La prima dice: “La mia casa sarà chiamata Casa delle Preghiere”;la seconda dice: “Terribilis est locus iste”, “Questo luogo è terribile”. La prima

L'ingressoincisione viene dal vangelo di Matteo, dove troviamo: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera; voi, invece, ne fate una spelonca di ladroni” (Matteo, XXI, 13). La seconda incisione, incompleta come la prima, viene dalla Genesi: Giacobbe, in sogno, percorre una scala poggiata a terra e raggiunge il cielo, incontrando gli angeli e parlando con Dio. Svegliatosi dal sogno, dice: “Com’è terribile questo luogo! Questa è nientemeno che la casa di Dio e la porta del cielo” (Genesi XXVIII,17). Giacobbe diede a quel luogo, che prima si chiamava Luz, il nome di Bethel. Lynn Picknett e Clive Prince, autori de La rivelazione dei Templari - I custodi segreti della vera identità di Cristo, sostengono che Bethel è il Centro in lotta con Gerusalemme e che, con quel termine, in francese si designa il Tempio di una “setta” dissidente. Il particolare della scala sarà presente anche in molte stazioni della Via Crucis all’interno della chiesa, come vedremo a suo tempo. Ma torniamo ad occuparci delle scritte sull’entrata. Ora, una chiesa che viene proclamata un “luogo terribile” da uno stesso sacerdote appare cosa assai strana. L’unica lettura che possiamo dare di questa incisione incompleta è il fatto che essa sia uno stratagemma per invitare i fedeli a non indagare oltre un certo punto su quanto era o poteva esserci all’interno della chiesa. Sempre nel timpano, a forma di triangolo equilatero, possiamo ammirare la statua della Maddalena, ai lati della quale ci sono dodici rose divise in quattro vasi. Entrando nella chiesa, poi, altre cose ci colpiscono. 

L’interno della chiesa di Maria Maddalena di Rennes Le Château

Immediatamente, notiamo la strana forma dell’acquasantiera: il contenitore dell’acqua santa è sorretto dalla figura di un demone inginocchiato.

Si tratta del demone Asmodeo, il demone dell’Ira e della Vendetta. Asmodeo era anche il demone che portava l’acqua mentre Salomone faceva erigere il Tempio di Gerusalemme e che divenne poi custode del tempio stesso; Asmodeo, ancora, è il demone che protegge i tesori. In particolare, le fattezze di questa statua proverrebbero da un libro di Saunière. Molti si sono chiesti il perché della presenza di un demone in una chiesa: semplicemente, il fatto che si trovi sotto un contenitore di acqua santa simboleggia come la fede in Dio possa sconfiggere il male. Asmodeo è sormontato dalle raffigurazioni di quattro angeli. Gli angeli sono posti sopra uno zoccolo scolpito con due grifoni, esseri, questi, tradizionalmente guardiani di tesori. Potrebbe trattarsi anche di due salamandre, emblema dei conti di Angoulême. Sotto gli angeli, è incisa la frase: “Par ce signe tu le vincrais”, “Con questo segno tu lo vincerai”. Apparentemente, sembrerebbe la frase vista in cielo dall’imperatore Costantino (“In hoc signo vinces”, “Con questo segno tu vincerLa banderuola della chiesaai”), ma il pronome “le”, “lo”, in più ha costretto a riflessioni diverse. Nel conteggio delle lettere totali della frase, queste due lettere in più ci portano al numero totale di 22 lettere, lo stesso numero dei denti del teschio posto all’entrata del cimitero, uguale ai 22 merli della Torre Magdala, uguale ai 22 denti della grotta del calvario, uguale alla somma delle due scalinate da undici gradini della Torre. Queste due lettere, poi, sono la tredicesima e la quattordicesima della frase. Otteniamo, dunque, la sigla numerica 1314 che corrisponde alla data dell’esecuzione sul rogo dell’ultimo dei Cavalieri Templari, Giacomo di Molay. La lettere L, poi, è la dodicesima lettera dell’alfabeto e la lettera E la quinta: 12 + 5 = 17. L’Arcano 17 dei Tarocchi corrisponde alla stella, come una stella è anche in cima alla banderuola della chiesa.

LA VIA CRUCIS

Abbiamo parlato della Via Crucis, prima, con riferimento alla presenza di una scala in molte delle sue stazioni. Vediamo, ora, le altre, che offrono altrettanti spunti interessanti. Nella settima stazione, sullo sfondo, si vede una porta la quale, secondo alcuni, si apre sulla torre Amidala. E’ solo narcisismo di Saunière oppure quella torre contiene qualcosa di più che una biblioteca?

La settima stazione e il dettaglio della torre di Amidala

Nell’ottava stazione, notiamo un guerriero romano che si impadronisce del mantello rosso di Gesù ed una donna con un velo da vedova in compagnia di un bambino con un tessuto scozzese di colore blu. Molti sono i punti di contatto con la massoneria francese: i massoni francesi si fanno chiamare “bambini della vedova”; esiste un rito chiamato “scozzese” ed un grado “blu”.

L'ottava stazione

Nelle stazioni undici e tredici torna il particolare della scala, come nel sogno di Giacobbe. La stazione undici, inoltre, mostra un’ambientazione notturna. Ora, nei Vangeli non si fa riferimento al fatto che Gesù fosse stato condotto su monte della crocifissione di notte; piuttosto, cala la notte dopo la morte di Cristo.

La stazione undici              La stazione tredici

Nella stazione quattordici assistiamo al trasporto notturno di un corpo da parte di quelli che sembrano essere Nicodemo e Giuseppe di Arimatea in compagnia di Maria Maddalena e Maria Vergine. Molti hanno notato come l’ora del trasporto sia notturna, mentre, generalmente, si riferisce che il seppellimento di Gesù fu compiuto quando c’era ancora luce (o perlomeno all’ora del tramonto, come notiamo nella stazione tredici). In effetti, nei vangeli di Giovanni, Matteo e Marco, si fa riferimento genericamente al fatto che fosse sera; nel vangelo di Luca (XXIV, 44-45), però, si dice che “era circa l’ora sesta e si fecero le tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; il sole si oscurò”. Quello che, al contrario, deve far riflettere, è il fatto che la ferita sul fianco dal quale sarebbe uscito sangue misto ad acqua sia a sinistra e non a destra, come la tradizione delle Sacre Scritture suggerisce. Quello che possiamo pensare, a questo punto, è che la stazione della Via Crucis della chiesa di Rennes Le Chateau rappresenti non il seppellimento di Gesù, quanto il trasporto notturno del suo corpo altrove, di modo che, il lunedì, nel suo sepolcro non fosse trovata alcuna salma e si credesse all’avvenuta Ascensione. Insomma, la stazione XIV potrebbe rappresentare la mistificazione del miracolo della Resurrezione ad opera di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. Tale rappresentazione potrebbe essere segnale del fatto che, effettivamente, Bérenger Saunière avesse trovato il sepolcro di Gesù in quel di Rennes. Questo fatto potrebbe apparire come un’empietà, ma se pensiamo al fatto che Gesù fosse di natura metà umana e metà divina, possiamo anche “immaginare” che la sua parte corporale sia rimasta sulla terra ed abbia subito la normale corruzione cui tutti gli uomini, come per metà Gesù era, spetta. Ognuno di noi, cristiano o no, cerchi la risposta dentro di sé.

La stazione quattordici

Andiamo avanti nel nostro “tour” ed osserviamo le statue della chiesa. Innanzitutto, un particolare che colpisce è il fatto che tutte le statue abbiano lo sguardo rivolto verso destra. Troviamo a destra una Vergine con Bambino ed a sinistra un Giuseppe che porta anch’egli un Bambino: due Bambini Gesù in una chiesa non è una novità. La presenza di un Bambino Gesù in braccio ad ogni genitore ha valore di rafforzare la santità dei due personaggi. E’ stato ipotizzata una discendenza di Gesù e la Maddalena, ma è una teoria smentita da una più accurata analisi dei falsi testi che la proponevano. Oltre alla Sacra Famiglia, troviamo le statue di sei santi: Sant’Antonio Eremita, Santa Germana, Santa Maddalena, Sant’Antonio da Padova, San Rocco, San Giovanni Battista e San Luca, sul pulpito. Un dettaglio interessante riguardo la statua di Sant’Antonio da Padova: i quattro angeli che reggono la statua, sul pilastro, sono orientati verso i quattro punti cardinali. Il Gesù che compare in coppia con San Giovanni e dal quale si fa battezzare ha lo sguardo rivolto verso il basso, a guardare, così come Asmodeo, le 64 mattonelle bianche e nere del pavimento. Dietro la statua di Sant’Antonio di Padova si troverebbe la tomba di Sigebert IV, figlio di Dagoberto II. Sarebbe in questa tomba, chiusa dalla “Lastra dei cavalieri” e localizzata decifrando la lastra tombale della Marchesa d’Hautpoul, che Bérenger Saunière avrebbe ritrovato degli Scudi d’oro di San Luigi e la cripta della famiglia d’Hauport, come detto più volte. 

San Giuseppe, la Vergine, Sant’Antonio Eremita e Santa Germana.

  

Maria Maddalena, Sant'Antonio da Padova, San Rocco e San Giovanni Battista

  

Gli angeli a sostegno della statua di San’Antonio da Padova; il pulpito con la statua di San Luca.

Molti hanno voluto vedere, nella collocazione delle statue, qualche messaggio nascosto: secondo questa teoria, le iniziali dei nomi dei santi andrebbero a formare la scritta GRAAL. Infatti, andando a disegnare una ipotetica M che congiunga i nomi di Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio Eremita, Sant’Antonio da Padova e San Luca, si ottiene proprio il nome del calice di Cristo. Tale M, poi, comparirebbe proprio sotto la statua della Maria Maddalena, che sorregge, in una mano, un calice. Tale raffigurazione non deve stupire. Infatti, il Calice di Cristo, dopo la crocifissione e prima che a Giuseppe di Arimatea, fu affidato proprio alla Maddalena.

La scritta GRAAL comparirebbe congiungendo le iniziali dei nomi dei santi.

I misteri sull’interno della chiesa non finiscono qui. Accade di assistere, in alcuni precisi giorni dell’anno, a fatti piuttosto particolari. Il 13 gennaio, giorno del Battesimo del Cristo, per esempio, all’alba, i primi raggi del sole colpiscono i piedi di Gesù per poi spostarsi verso la statua. Il 17 gennaio, S. Antonio, un raggio di sole colpisce la statua del santo. Per tutta la settimana del 4 aprile, il sole, attraversando la vetrata dove è rappresentata la Resurrezione di Lazzaro, proietta l’immagine del Cristo sulla parete di fronte. In inverno, a mezzogiorno, il sole, attraversando la vetrata nella parete sud, proietta l’immagine di un melo con tre frutti blu. 

Spostiamo, ora il nostro sguardo verso la “Lastra dei cavalieri”. Abbiamo detto che Saunière, quando la rimosse, rinvenne forse una tomba, forse l’ingresso alla cripta di famiglia dei marchesi d’Hautpoul. Dunque, se la sepoltura della marchesa si trovava sotto il pavimento della chiesa, nel cimitero, sotto la pietra tombale della marchesa sepolta nel 1781 c’era qualcos’altro. Quella lastra era stata posata dal reverendo Bigou nel 1791 e trovata poi da Saunière cent’anni dopo; però nel libro "Le pietre incise della Linguadoca" di Eugene Stublein, pubblicato nel 1884, era già stata descritta, come si evince dalla lettera inviata all’archeologo Fatin dalla “Lingue de la Librairie ancienne”. Nello stesso libro veniva indicata anche la lapide della Marchesa d’Hautpoul. Come faceva Stublein, nel 1884, a conoscere la lapide dei Cavalieri, se Bigou, nel 1781, l’aveva fatta collocare con le figure dei due cavalieri rivolte verso l’alto? Qual è la fonte da cui Stublein aveva tratto la notizia per il suo volume? Una fonte certamente antecedente al 1781: chi l’ha riportata avrà di sicuro visto la lapide, quindi la tomba di Sigibert IV, coperta, appunto, da quella lapide. Vediamo perché. Abbiamo detto, in precedenza, di come Saunière abbia lasciato una copia delle tre pergamene a Hoffet. La biblioteca dell’abate Hoffet, alla sua morte, fu acquistata dalla “Lingue de la Librairie ancienne”. Il 2 luglio 1966, l’Istituto inviava una incredibile lettera al Fatin, proprietario del castello di Rennes e grande archeologo. Ecco il testo (trad. Pietro Marino):
“Gentile Signore, dopo la nostra visita della settimana scorsa al vostro castello di Rennes, e prima di lasciare la Francia, abbiamo il piacere di potervi informare che il vostro castello è in effetti storicamente il più importante della Francia, perché questa dimora fu il rifugio nel 681 del Principe Sigibert IV figlio del Re Dagobert II, divenuto San Dagobert; tra i loro discendenti vi sono i Conti di Rhédae. Fatti accertati per mezzo di due pergamene recanti il sigillo della Regina Blanche de Castille, con il testamento di Francois-Pierre d’Hautpoul registrato il 23 novembre 1644 da Captier, notaio in Esperaza (Aude), documenti acquistati dalla nostra Società con una parte della Biblioteca dell’Abate E.H. Hoffet, Via Blanche 7, a Parigi, che deteneva questi documenti dell’abate Saunière, antico curato di Rennes Le Château . La pietra tombale di Sigibert IV figura nel libro di Stublein, edizione di Limoux del 1884, e si trovava nella chiesa Santa Maddalena di Rennes Le Château , oggi è al museo delle lapidi di Carcassonne. Il Vostro Castello è dunque doppiamente storico! Vi preghiamo Caro Signore di ricevere i nostri sentimenti più devoti.”

Abbiamo detto che, se la tomba della marchesa d’Hautpoul non si trovava realmente nel cimitero ma sotto la chiesa, evidentemente qualcos’altro doveva trovarsi le suo finto sepolcro. Ma cosa? Saunière cercò. Durante i suoi scavi notturni, trovò la tomba della contessa d’Hautpoul-Blanchefort. Aveva letto quello che c’era sulla lapide e lo aveva cancellato distruggendola. Questo inutilmente: non sapeva, infatti, che quella iscrizione era già stata copiata da qualcun altro. Analizziamo ora la lapide della nobildonna. Sulla lapide, figura l’anno di morte in lettere romane, ma al posto della seconda “C” viene incisa una “O” (MDC O LXXI invece di MDCCLXXI). 

La pietra tombale della marchesa d'Hautpoule

La domanda fondamentale che dobbiamo porci, in conclusone, è questa: cosa cercava e cosa trovò Saunière a Rennes Le Château ? Secondo alcuni un tesoro, ma quale? Quello dei Cavalieri Templari? Quello dei Catari? Quello della corona francese, come sostiene Corbu? Forse Saunière cercava nientemeno che il Santo Graal? O l’Arca dell’Alleanza, portata dai Templari ad Arques (ricordiamo che la marchesa d’Hautpol era discendente di uno dei membri dell’Ordine)? Oppure Saunière stava cercando ed aveva trovato la tomba di Gesù, che, secondo una teoria in grado di sconvolgere tutte le fondamenta del Cristianesimo, non sarebbe morto sulla Croce ma, ancora vivo, si sarebbe trasferito in Francia, vicino a Rennes, con Maria Maddalena, dalla quale avrebbe avuto un figlio? [Questa supposizione viene smentita da Saunière stesso e dal suo registro parrocchiale, dove troviamo una pagina in cui leggiamo: “us de galillée n’est point icy”, “la tomba del Galileo non è qui”, ma potrebbe trattarsi solo di un indizio per sviare i “sospetti”.]

La pagina del registro parrocchiale di Saunière.

Oppure, come sostengono alcuni, Saunière avrebbe trovato un luogo di culto segreto (nelle decorazioni della chiesa vi sono molti simboli rosacruciani)? Tali legami con i Rosacroce sono suffragati da un particolare interessante: tra le carte di Saunière è presente un ex-libris i cui simboli sono molto simili a quelli che si trovano sulla copertina del libro di Heinrich Madathanus intitolato Aureum Seculum Redivivum, pubblicato nel 1625. Il vero nome dell’autore è Adrian von Mynsicht (1603-1638), alchimista rosacruciano tedesco. Gli stessi simboli, poi sono presenti anche sulla “Porta dei Cieli”, a Roma. Oppure Saunière avrebbe scoperto un segreto di tale gravità da far tremare le fondamenta del mondo cristiano, un segreto che sarebbe dovuto rimanere per tale fino alla fine dell’uomo? La teoria più suggestiva ed accreditata ipotizza che Saunière abbia trovato il tesoro dei Visigoti: i Visigoti, infatti, saccheggiando Roma, si impadronirono di tutte le sue ricchezze, tra le quali, probabilmente, era anche il tesoro del Tempio di Salomone, trafugato dai Romani nel 70 d.C. dalla “delizia del genere umano” imperatore Tito; tornati a Tolosa, vista la forte spinta dei Franchi, rapidamente dovettero trasferire la loro capitale da quella città a Rhèdae, antico nome di Rennes Le Château . Portarono con loro il tesoro? L’inventario del bottino di Tolosa, fatto dal franco Frédégiare, non parla del tesoro di Roma. All’ulteriore avanzata dei Franchi, i Visigoti risposero traslocando da Rennes a Toledo, la quale fu presa dagli Arabi: neanche nell’inventario fatto da El Macin risulta alcun tesoro romano. Forse, cosa cercasse l’abate, non lo sapremo mai. Ma è bello pensare che un piccolo borgo come Rennes Le Château contenga così grandi segreti. 

L’ex libris di Saunière, la copertina del libro di Adrian von Mynsicht, la “Porta dei Cieli”.

BIBLIOGRAFIA

·L'enigma di Rennes Le Chateau di Giorgio Baietti
·I Rosacroce e il tesoro perduto del Graal di Giorgio Baietti - Edizioni Mediterranee 2003
·Il Santo Graal, di M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln, Milano, Mondadori, 1982

FOTO

·www.cathares.org
·cbhouse.fr/rennes-le-chateau
·alfa.ist.utl.pt/~141020
·www.renneslechateau.com
       

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