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DAL 2° SIMPOSIO MONDIALE SULLE ORIGINI PERDUTE DELLA CIVILTA' E GLI ANACRONISMI STORICO ARCHEOLOGICI sul tema "Progenitori Ignoti: scenari di passati perduti" - Svoltosi a San Marino il 22 e 23 settembre 2001 - Coordinato da Roberto Pinotti -

Riportiamo i recenti studi dell'Amm. Flavio Barbiero in merito a:

      

LA MISURA DEL TEMPO: EVIDENZA DI UN ANTICA CIVILTA' SUPERIORE

   

Studiando le civiltà passate ci si trova continuamente di fronte a realizzazioni e conoscenze che risultano inspiegabili in base al livello scientifico e tecnologico di quel tempo e che quindi presuppongono necessariamente l'esistenza di un'antichissima civiltà di livello paragonabile al nostro. Tanto per citare uno dei numerosi esempi possibili, l'esistenza di carte nautiche, portolani e planisferi medioevali e rinascimentali (Piri Reis, Oroteus Finaeus, Mercatore ecc.) con precisioni in lognitudine impossibili a quell'epoca e la rappresentazione dell'Antartide quale si presentava alla fine del pleistocene, ha indotto uno scienziato come Hapgood a postulare che sia esistita 8 o più mila anni fa una civiltà in grado di cartografare il mondo intero, con metodi e conoscenze paragonabili a quelli attuali. Ma non è necessario scomodare conoscenze del passato per trovare prove del genere. Anche cognizioni universalmente in uso nella realtà quotidiana dei nostri giorni denunciano una origine da un'ignota civiltà di livello tecnologico avanzato. Una di queste è l'unità di misura del tempo, il minuto secondo. E' l'unità di misura di impiego più universale, che entra in ogni manifestazione della nostra vita ed è una grandezza fondamentale per la descrizione di un qualsivoglia fenomeno fisico. Nonostante la sua importanza, tuttavia, noi ignoriamo quale sia l'origine e il significato di questa unità di misura, ereditata dagli antichi senza indicazioni circa l'autore, l'epoca e le ragioni di questa scelta. Il minuto secondo costituisce una minuscola frazione del giorno (1/86.400) ed è quindi evidente che si tratta di una grandezza legata a osservazioni di carattere astronomico, aventi lo scopo di stabilire i criteri per la misura del trascorrere del tempo. Fin da quando l'uomo ha cominciato a porsi questo problema, si è rivolto al moto degli astri, cercando di determinare la relazione esatta che esiste fra la durata del giorno e l'anno solare. E' questo infatti il grande problema che sta alla base di ogni calendario. Il nostro calendario attuale non è certamente il più razionale e tantomeno il più preciso dei calendari che si possano immaginare; tutt'altro: da un punto di vista strutturale è certamente fra i meno logici e funzionali che siano mai stati concepiti, e quanto a precisione lascia alquanto a desiderare, dal momento che sono sufficienti 3.300 anni per accumulare una differenza di 1 giorno. Varie civiltà del passato hanno fatto calendari assai più razionali e precisi, essendo basati sul ciclo astronomico dei 128 anni, il più preciso che si possa immaginare. Il fatto strano, però, è che esse non possedevano i mezzi tecnologici e matematici per determinare questo ciclo. Essi è stato scoperto, infatti, soltanto nell'800 dall'astronomo Glasenapp, quando il progresso nei mezzi di osservazione ha consentito di misurare la durata dell'anno solare con una precisione fino alla quarta cifra decimale (era ignoto al tempo della riforma gregoriana del calendario). La lunghezza dell'anno solare (misurata alla quarta cifra decimale) è di 365,2422 giorni. Per mantenere il fasamento fra calendario e anno solare, normalmente si aggiunge un giorno ogni quattro anni. Si ha quindi un anno (detto giuliano) di durata media di 265,25 giorni, che è 0,0078 giorni più lunga di quella reale. Pertanto, dopo 1/0,0078=128,205 anni, si ha un eccesso di 1 giorno intero. Sarebbe sufficiente, quindi, saltare un anno isestile ogni 128 anni per ottenere un calendario perpetuo avente un errore medio annuo rispetto all'anno solare dell'ordine di 1 secondo (Dovrebbero trascorrere 80.000 anni prima che si accumulasse uno sfasamento pari ad 1 giorno. Il calendario attuale, invece, è basato sul ciclo Liliano, che prevede di saltare 3 anni bisestili ogni 400 anni. Lo scarto medio rispetto all'anno solare risulta 25 volte superiore che nel primo caso).

Il seguito nell' articolo: L'unita naturale di misure del tempo

              

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