Premetto che le cose mi
sono accadute sono
assurde e che io stesso
in prima persona non ci
credo, ma piuttosto
credo di essermi
autosuggestionato (anche
se di alcune non sono
l'unico testimone) al
punto di vederle, oppure
di avere avuto delle più
normali allucinazioni.
Comunque sono sempre
stato un appassionato di
misteri, e quindi sotto
sotto mi piace sperare
che almeno alcune di
esse siano accadute
realmente a causa di
qualche forza
soprannaturale. Le
scriverò in ordine
casuale (ovvero nel
ordine in cui mi tornano
in mente, e non
cronologicamente).
La professoressa morta
Parecchi anni
fa (frequentavo la terza
media ed era il 94) i e
tre miei compagni di
classe, essendo i più
bravi, fummo mandati per
diversi giorni in
un'aula della scuola per
costruire delle maschere
di Das per la recita di
fine anno. L'aula in cui
stavamo aveva un
atmosfera un po'
particolare... in realtà
non era altro che una
stanza come tutte le
altre, ma la presenza di
un mucchio di banchi e
sedie buttati in un
angolo, le maschere
(fatte come quelle del
Fantasma di Venezia)
appese ad asciugare ed i
vetri oscurati, fecero
viaggiare la nostra
immaginazione. Decidemmo
così di produrci in una
suggestiva seduta
spiritica (due di noi
erano ragazze, e fare
qualcosa del genere
negli anni di boom di
Dylan Dog ci faceva
sentire molto fichi),
sedendoci in circolo ed
utilizzando come oggetto
di raccordo tra noi e
l'aldilà la mia catenina
d'oro (oggetto dal quale
non mi separavo mai, e
che portava appesa una
croce d'oro che possiedo
fin dalla nascita):
tenendola sospesa questa
si muoveva per le nostre
leggere vibrazioni, se
si fosse mossa roteando
(ovviamente in modo non
plateale, si trattava
comunque di piccoli
movimenti) la risposta
alle nostre domande
sarebbe stata si, se si
fosse mossa in modo
casuale la risposta
sarebbe stata no. Non
posso negare che ogni
tanto si cercasse di
forzare il movimento
della catenina, ma
nessuno di noi aveva
comunque idea del
disegno finale che si
sarebbe dovuto formare;
quello che uscì fuori è
che noi stavamo in
contatto con lo spirito
di una professoressa,
mezza matta, con la
fissazione per il numero
5, per il caffè, zoppa e
con qualcosa di non
precisato che accomunava
la sua vita al fascismo.
La cosa ci divertì e non
ci toccò più di tanto
fino a che, nel giro di
un paio di giorni una
professoressa della
nostra scuola non venne
investita: fu una morte
atroce, la povera donna
venne letteralmente
tranciata da una
macchina che prima di
investirla non aveva
nemmeno rallentato. La
cosa che ci sconvolse è
che la descrizione della
prof. vittima
dell'incidente
corrispondeva sotto
numerosi punti con
quelli dello spirito da
noi contattato.
Decidemmo così di
chiedere maggiori
informazioni ai nostri
amici che erano stati
suoi alunni (lei
insegnava nella nostra
scuola, ma non era una
professoressa della
nostra sezione): la
professoressa in
questione era zoppa, era
mezza matta (scoppiava a
piangere in classe senza
preavviso), portava un
marsupio con il numero 5
e in ogni ora di lezione
mandava un suo alunno a
prenderle un caffè (che
per cinque ore di
lezione facevano cinque
caffè a mattinata),
inoltre la professoressa
aveva avuto un figlio
morto a causa di una
rissa con ragazzi di
idee politiche opposte
(nessuno ha saputo dirci
se il figlio fosse stato
un comunista ucciso da
fascisti o viceversa, ma
comunque il succo era
quello). Non eravamo
realmente spaventati,
eravamo piuttosto
affascinati e sorpresi,
ma non spaventati.
Successe però che pochi
giorni dopo andai a casa
di un mio amico che era
alunno della prof,
entrai nel portone e
vidi una persona (una
donna vestita di giallo
di bassa statura - come
la prof- ) uscire
dall'ascensore e
dirigersi verso il
portone; non la guardai
e mi portai verso
l'ascensore, ma quando
alzai lo sguardo per
vedere che cosa stesse
facendo e chi fosse (io
avevo chiuso il portone,
e dopo aver incrociato
questa donna il portone
non era stato riaperto)
vidi con sorpresa che
nell'andare oltre me non
c'era nessuno, mi girai
un attimo intorno, ma
nessuno era li con me.
Non ero ancora
spaventato, ero più che
altro sorpreso e
allarmato, così chiamai
l'ascensore per
andarmene da quel posto
il prima possibile, me
quando premetti il
pulsante per chiamarlo
l'ascensore non scese;
nonostante non scendesse
comunque cominciò a
sbattere (si sentiva il
rumore per le scale,
l'ascensore sarà stato
al secondo piano al
massimo) come se
qualcuno da dentro
sbatteva i pugni contro
la porta. A quel punto
ero terrorizzato e feci
la prima cosa che il mio
cuore mi suggerì: il
segno della croce,
recitai il padre nostro
e cominciai a correre
per le scale fino ad
arrivare a casa del mio
amico. Tutt'ora
ricordare questa storia
mi da i brividi.
L'odore di Bruciato
Un giorno di un paio di
anni fa ero chiuso in
bagno a fare la barba,
solo in casa con mia
madre. Ad un certo punto
mia madre mi bussò per
chiedermi cosa stessi
facendo, perchè in casa
si cominciò a sentire
una forte puzza di carta
bruciata, io aprì alla
porta e risposi
noncurante che stavo
radendomi. Aprendo la
porta però mi resi
subito conto della forte
puzza di carta bruciata
che c'era in corridoio,
smisi allora di fare
quello che stavo facendo
ed uscì dal bagno per
rendermi conto di cosa
stesse succedendo.
Appurammo che la puzza
veniva da camera di mia
madre, era un odore
talmente forte che per
riprodurlo adesso dovrei
bruciare almeno una
decina di fogli di
carta. Preoccupati
cominciammo a guardarci
in giro, controllando
prima di tutto le prese
elettriche, ma nulla;
controllammo così ogni
oggetto, giungendo
addirittura ad aprire
gli armadi per scovare
la fonte di questo
fenomeno, ma ancora
nulla. La preoccupazione
allora fu maggiore, se
si sentiva una tale
puzza di bruciato e non
proveniva da dentro la
stanza, allora doveva
provenire da fuori;
temendo per un principio
d'incendio uscimmo di
casa per controllare il
parcheggio (noi siamo
solo al primo piano), ma
ancora nulla; bussammo
perfino ai vicini
paventando che fosse
casa loro a bruciare, ma
come potete immaginare
anche stavolta nessuno
sapeva niente. Tornati
dentro ci rendemmo
comunque subito conto di
una cosa: dall'inizio
delle nostre ricerche
era passata almeno
un'ora e la finestra
della camera era stata
sempre aperta: la puzza
non era passata ne
diminuita, continuava a
infestare la stanza, tra
l'altro in un punto di
questa ben preciso. A
metà tra il preoccupato
e il divertito dissi a
mia madre che ci doveva
essere un fantasma, ma
poi sono stato assalito
da un timore maggiore:
tantissime volte si
sente di persone che
vengono avvisate nei
modi più assurdi dai
loro cari nel momento
del trapasso, così
convinsi mia madre a
telefonare a mia sorella
e mia nonna, ma per
fortuna non era accaduto
niente di male.
Rassegnati decidemmo di
tenerci l'odore.
Premettendo che oltre
alla forte puzza di
bruciato il fenomeno non
ha dato nessun altro
problema, vorrei
sottolineare il fatto
che la puzza è rimasta
in quella stanza per più
di 24 ore, nonostante
fossero state aperte
diverse finestre di
tutta casa per
permettere un maggiore
ricambio d'aria.
Le
orme del bambino
Intorno ai quattordici
anni passai l'inverno
con mia sorella e il suo
ragazzo al paese di
questo ultimo in
provincia di Benevento.
Il paese dove eravamo
contava appena un
migliaio di abitanti, ma
almeno altrettante
storie di streghe,
fantasmi e fatti
veramente poco
spiegabili. La mia
speranza più grande al
momento di partire era
quella di vedere un
fantasma, o almeno un
qualcosa del genere. La
casa in cui stavamo
(solo noi tre) era su
tre piani, ed era
l'edificio che una volta
ospitava la scuola
(materna ed elementare).
Una sera mentre tornammo
a casa dopo
un'abbondante nevicata
notammo un fenomeno
veramente assurdo, a
partire dal centro della
strada (quindi dal
nulla!), c'erano delle
impronte di bambino (di
scarpe piccole come
quelle di un bambino)
che andavano in
direzione della nostra
porta d'ingresso,
scomparendo solo a
pochissimi centimetri
dalla porta. Premettendo
che la strada sarà stata
larga almeno 5 metri, e
che quindi nessuno
avrebbe potuto saltare
da qualche parte fino al
centro della strada
(tantomeno un bambino di
quelle probabili
dimensioni), che la neve
era fresca di un paio di
minuti e che quindi non
poteva aver coperto
un'altra parte di orme
lasciando scoperte le
altre, vorrei
sottolineare che le orme
non finivano davanti
alla porta, come se il
bambino si fosse fermato
fuori casa, ma
sembravano dare proprio
l'impressione di essere
entrate oltre l'uscio.
La
porta aperta
Sempre nello stesso
paese e negli stessi
giorni successe un altro
fatto strano. Spiego in
breve la struttura della
casa: tre piani, al
piano terra una specie
di "stanzona" in cui
tenevamo la legna, al
primo piano la cucina e
un bagno e al secondo le
due camere da letto e un
altro bagno. Era di cena
ed eravamo tutti e tre
in cucina per mangiare,
mi chiesero però prima
di mangiare di riportare
un po' di legna al piano
sottostante. Io mi
riempi le braccia in
modo tale che una volta
sceso avrei dovuto per
forza lasciar la legna a
terra, aprire la porta
del magazzino e
raccogliere la legna.
Scesi ed arrivai fin
davanti alla porta
chiusa (premetto che
fuori nevicava e che
quindi tutte le finestre
e le porte che davano
all'esterno erano
chiuse, e che perciò non
c'erano spifferi di
sorta), mi fermai e vidi
distintamente la
maniglia della porta
abbassarsi, la porta
socchiudersi, la
maniglia rialzarsi e
infine la porta aprirsi
del tutto. Ero
spaventato, ma non
potevo scappare, perchè
per farlo avrei dovuto
dare le spalle alla
porta e non ne avevo il
coraggio, deciso perciò
entrai, lasciai la legna
e scappai in un lampo in
cucina. La paura fu tale
che dopo che la porta si
aprì non pensai a nulla
per il timore che ogni
cosa a cui avrei pensato
si sarebbe potuta
materializzare in
qualche modo. Solo ora,
ripensandoci a
posteriori penso che se
effettivamente è stato
qualcosa del tipo di un
fantasma, questi non ha
fatto altro che aprirmi
la porta per farmi un
favore.
La
Strega?
Questa è la storia che
ancora oggi mi mette più
paura. Sempre nella
stessa vacanza nel
beneventano. La scena
delle storie del paese
era monopolizzata dalle
storie sulle streghe, si
dicevano così tante cose
che la prudenza imponeva
diversi metodi di
prevenzione; tra questi
c'era l'uso di fare un
nodo al lenzuolo prima
di dormire, affinchè se
la strega fosse arrivata
fino al nostro letto, ci
avrebbe lasciato in pace
perdendo il suo tempo a
tentare di sciogliere il
nodo. Io non avevo mai
fatto niente di simile,
e mai me ne ero
preoccupato. Successe
però che una notte ebbi
così tanta paura da
dover fare il nodo al
lenzuolo; la cosa che è
terribile di questa
storia è che io già la
mattina dopo non
ricordavo il perchè
avessi fatto quel nodo.
Appena sveglio
controllai
immediatamente e
preoccupato se il nodo
non fosse stato sciolto
(e non lo era: era
ancora intatto). Mi
mette ancora una paura
folle e un sgomento
terribile il fatto che
io di quella notte non
ricordi quasi nulla,
come se l'avessi rimosso
dalla memoria. Ricordo
solo delle immagini
confuse della finestra
della mia stanza, e le
ricordo confuse e mosse
come se avessi guardato
la finestra mentre ero
impegnato in una
colluttazione. Se
conoscete qualcuno che
sa come tirare fuori
dalla mia mente i
ricordi di quella notte
ditemelo che ancora non
trovo pace.
Il Cascinale
Verso i sedici anni
andai in vacanza per
l'estate in un paese
sull'adriatico chiamato
Montefiore. Ero ospite
di un mio amico, e la
conobbi altre tre o
quattro persone. Un
giorno il padre di
questo mio amico ci
portò in un campo per
controllare i pomodori
di un loro parente. Io e
gli altri ragazzi
decidemmo per
movimentare un po' la
giornata di fare
irruzione in un
cascinale abbandonato
che si trovava li
vicino. Poichè ero il
più grande (anche se
solo di un anno) decisi
di fare il coraggioso e,
impugnato un inutile
coltellino a
serramanico, feci
strada. A piano terra
tutto era normale, e
anche al primo piano, se
non fosse stato per
l'ultima stanza che
guardammo. Era una
stanza rettangolare, con
una porta di legno pieno
bucata da una
finestrella con tanto di
grata in stile cella. La
stanza in questione è
forse la cosa più vicina
all'atmosfera di Twin
Peaks che io abbia mai
visto in vita mia,
realmente surreale. La
stanza era completamente
vuota, eccezione fatta
per una poltrona, una
bottiglia di chissà
quale alcolico e una
valigia rigida (di
quelle che si usavano
negli anni sessanta)
rovesciata sul terreno;
dalla valigia erano
uscite una decina di
scarpe da donna tutte
spaiate (tutte del tipo
tacco alto e colori
strani, sempre roba tipo
anni 60). La parete
opposta a noi era aperta
da tre finestre, tutte
coperte da enormi tende
di un materiale scuro
(forse cotone, o
qualcosa del genere). Il
particolare che però più
ci sconvolse fu che
appeso esattamente al
centro della stanza, ad
una delle travi di legno
che erano sul soffitto,
c'era un cappio fatto
con una corda
decisamente spessa. Non
entrammo nella stanza,
nessuno ne ebbe il
coraggio, ma restammo a
lungo affacciati sulla
porta. Una volta usciti
dal cascinale
cominciammo a tirare
sassi contro le finestre
le fracassammo tutte,
dopodichè guardammo
soddisfatti il risultato
della nostra opera di
distruzione. Fu a quel
punto che una sassata
molto forte parti da
dentro il cascinale per
cadere vicinissima a
noi, spaventati
dall'inaspettata
reazione della "casa" ce
la battemmo a gambe
levate. Del cascinale
avevamo visitato ogni
stanza, e senza dubbio
alcuno posso dire che
dentro non c'era
nessuno.
Ultima Curiosità
Più che una storia di
fantasmi o simili,
questa la definirei
piuttosto e solamente
una storia strana. Mi è
successo intorno ai
sedici anni, almeno per
un paio di mesi, che a
qualunque ora io uscissi
di casa, nei dintorni di
questa, io incontrassi
sempre lo stesso
ragazzo. Le cose strane
sono che lo incontravo
ogni santo giorno, non
spesso, sempre! Potevo
uscire la mattina o la
sera, lo incontravo
comunque. Seconda
stranezza e che prima e
dopo questo periodo io
questo ragazzo non l'ho
mai più visto. Ultima
stranezza è che la
faccia di questo ragazzo
mi è sembrata familiare
fin dal primo giorno in
cui l'ho incontrato, mi
colpì la sua fisionomia
(biondo con gli occhi
chiari, ma in tutto e
per tutto un ragazzo
normale) come se avessi
visto un amico di
vecchia data.
Alessandro |