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Capodanno
Celtico. Milano Castello Sforzesco 8 - 28 Ottobre |
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a cura di
Mary Falco |
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“Chi non sarà presente
alla riunione la notte di Samain perderà il senno ed ogni forza…
per la mattina successiva si preparerà il suo tumulo.”
Così narrano,
in diverse sfumature, le vecchie saghe d’Irlanda (Ogam X e XI),
che sono la fonte più antica, sia pure con mille anni di
ritardo, di tradizioni celtiche. I druidi infatti non hanno
lasciato testi scritti e le testimonianze precedenti ci vengono
soltanto da gente come Cesare, che aveva tutto l’interesse a
denigrarli. Che accadeva in realtà a Samain o meglio, per usare
il nome intero a TRINVXTION SAMONI SINDVOS? La festa era la più
importante presso i Celti e si svolgeva, contemporaneamente alla
levata eliaca della stella Antares, nei giorni che separavano
l’anno vecchio da quello nuovo. Doveva inoltre soddisfare alcuni
vincoli lunari essendo celebrata nel sedicesimo, diciassettesimo
e diciottesimo giorno del mese di Samonios, come stabilisce il
Calendario di Coligny, e quindi due, tre e quattro giorni dopo
l’ultimo quarto di luna.
In questa data, che solo successivamente si fece coincidere con
l’attuale 1 novembre, si riportava il bestiame al riparo e
s’iniziava la vita in comune all’interno dei villaggi, mentre il
1 maggio, al contrario, si riprendevano tutte le attività
all’aperto. L’anno era dunque diviso in due parti: la metà
chiara, che coincideva con la bella stagione e quella scura. Le
due date tuttavia non erano fisse come nel nostro calendario, ma
calcolate di volta in volta dai druidi ed il momento di
passaggio alla stagione invernale non apparteneva a nessuno dei
due e si collocava quindi fuori dal tempo. Quella notte venivano
a cadere le tradizionali barriere che dividevano il mondo reale
da quello, diremmo oggi, “paranormale” e quindi la separazione
tra vivi e morti. Di qui la necessità di riunirsi e vegliare,
per non farsi sorprendere dall’imprevisto: la sera ci si recava
alle tombe e spesso si passava là tutta la notte, al mattino si
celebravano vistose feste di ringraziamento, perché il mondo
continuava ad esistere. I detrattori di cui sopra fanno cadere
in quest’occasione la spaventosa strage dei primogeniti al dio
Crom Crualch, contro cui si possono portare gli argomenti
presentati per tutti gli accadimenti analoghi… non ultima la
nostra festa degli Innocenti, che cade per l’appunto nel cuore
dell’inverno, il 28 dicembre. In un mondo che non conosceva
ancora la luce elettrica ed il riscaldamento centralizzato, il
cambio di stagione era vissuto effettivamente in modo
traumatico, soprattutto se di fatto le stagioni erano due, così
antitetiche fra loro come accade appunto nel nord. Un grande
alone di mistero circonda, ancora in epoca cristiana, questa
notte. Gran parte dei racconti epici e mitologici si collocano
in questo periodo magico. Secondo gli amanti della tradizione si
tratta solo del pallido riflesso, in epoca ormai cristiana, di
quello che accadeva veramente e che nessuna lingua umana può
narrare. |
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Certo era la più
grande festa dei Celti: sam vuol dire al tempo stesso riunione e
fine dell’estate. Ancora oggi il mese di novembre è chiamato in
Irlanda “Samain”. Gli storici, naturalmente, vogliono riportare
tutto ad un livello più accettabile. I guerrieri, che erano i
veri protagonisti della festa, si davano a formidabili bevute e
certamente si celebrava il matrimonio tra il re e la dea delle
tenebre, rappresentata per l’occasione da una sacerdotessa,
mentre tutti gli altri avevano egual occasione d’incontrarsi e
stare allegri… non dimentichiamo che si trattava appunto del
ritorno a casa di tanti uomini che passavano tutta la buona
stagione lontani. Gli Ulati, i guerrieri irlandesi di cui
abbiamo maggiori notizie, tenevano un’assemblea nella piana di
Murthemme, ogni anno. Si riunivano tre giorni prima di Samain e
si lasciavano solo tre giorni dopo. Doveva esserci cibo per
tutti, perché bisognava mangiare, bere e stare allegri.
Trattandosi dei guerrieri del re il luogo scelto per la riunione
è, naturalmente, vicino alla reggia. Le tradizioni gaeliche
effettivamente contano una legge che bandiva dal paese chiunque
non si fosse presentato a corte per celebrare questa festa.
È veramente tutto? Francamente la strage dei primogeniti pecca
per eccesso e la bevuta dei guerrieri del re per difetto! Jean
Markale, uno dei più “esoterici” studiosi di storia celtica,
ritiene che le usanze irlandesi siano solo il pallido ricordo
della vera tradizione, che prima della conquista romana riuniva
tutti i druidi in un posto segreto della foresta per celebrare
non una festa civile, ma un rito sacro. Era proprio il rito a
garantire la sopravvivenza della civiltà e la sua vittoria sulle
oscure suggestioni del male. E non è escluso che la
partecipazione ad esso, privilegio raro in principio, sia
diventato col tempo una noiosa incombenza che bisognava imporre
con la forza o quasi… è la vicenda di tutte le religioni di
stato.
A.Gaspani, (titolare del corso annuale di Archeoastronomia all'Universita'
Cardinal Colombo di Milano nonché membro de I.N.A.F. - Istituto
Nazionale di Astrofisica Osservatorio Astronomico di Brera)
suggerisce un diverso approccio e parla invece di “…un momento
preciso nell’incessante rincorrersi delle stagioni in cui
l’Altro Mondo ed il nostro s’incontrano. Il tempo è sospeso, è
il tempo del non tempo dove tutto può accadere ed tutto accade.
Avviene a Samain insieme fine ed inizio dell’anno celtico (…) la
festa rappresentava un periodo favorevole, ideale per iniziare
qualsiasi attività.”
Data l’importanza della ricorrenza era d’obbligo la
partecipazione… ed importante il luogo in cui celebrarla. Se in
Irlanda, come s’è visto in principio, ci si riuniva presso il re
supremo, per quanto riguarda la Francia, Markale non ha dubbi:
questo spazio magico era un tempo il folto della foresta ed è
attualmente occupato dalla basilica di Chartres, cuore della
Beauce e sede di un importante centro di studio delle tradizioni
templari. Nella cripta della basilica si trova ancora oggi il
pozzo dei “Sants Forts”, la cui fonte era oggetto di culto fin
dalla più remota antichità. La Vergine Maria ha dunque occupato
a buon diritto il posto dell’antica dea delle tenebre, mentre i
cavalieri medievali sarebbero i più diretti discendenti dei
druidi… e come tali s’attirarono l’odio del potere! Ma questa è
un’altra storia.
La Madonna è effettivamente la protagonista dei due periodi di
passaggio, perché le si dedica il mese di maggio e quello
d’ottobre, col rosario… ma stranamente la gestione di novembre
le sfugge o quasi. Unica eccezione è la “festa della Madonna
della Salute”, celebrata a Venezia il 21 novembre, dedicata alla
presentazione al tempio della Vergine Maria, che si rifà ad una
tradizione ortodossa, perché la Chiesa greca era più attenta ai
dettagli domestici della Sacra Famiglia. Dobbiamo attendere l’8
dicembre per un’importante celebrazione mariana che interessi
tutta la cristianità.
Il “capodanno celtico” continuò ad essere considerato sacro in
epoca cristiana, tanto che la Chiesa, preoccupata dell’alone
magico e pagano che circondava questa festa, l’ha dedicata ai
Santi fin dai tempi di Carlo Magno, aggiungendovi poi la
commemorazione di tutti i defunti il 2 novembre, San Carlo
Borromeo il 4 ed il famoso San Martino di Tours all’11… con
scarsi risultati, se pensiamo che ancor oggi, la notte del 31, i
bimbi vagano di casa in casa vestiti da fantasmi gridando il
tradizionale ritornello: “dolcetto o scherzetto”.
A Milano da otto anni si è addirittura invertita la tendenza:
non più tentativi più o meno riusciti di sacralizzare l’antica
festa pagana, ma rievocarla in tutto il suo antico splendore e
questo in considerazione del fatto che in questa data potrebbe
essere collocabile la fondazione del nucleo gallico della città
di Milano, allora nota come “Medhelanon”, da parte di Belloveso,
principe gallico che condusse in Italia, attraverso le Alpi, il
surplus della popolazione di svariate tribù galliche
transalpine. Tito Livio racconta nelle “Historiae”(libro V, 34): |
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“…Mentre a
Roma regnava Tarquinio Prisco, il supremo potere dei Celti era
nelle mani dei Biturgi, questi misero a capo di tutti i Celti un
re. Tale fu Ambigato, uomo assai potente per valore e per
ricchezza, sia propria sia pubblica, perché sotto il suo governo
la Gallia fu così ricca di prodotti e di uomini da sembrare che
la numerosa popolazione si potesse a stento dominare. Costui,
già in età avanzata, desiderando liberare il suo regno dal peso
di tanta moltitudine, lasciò intendere che era disposto a
mandare i nipoti Belloveso e Segoveso, figli di sua sorella,
giovani animosi, in quelle sedi che gli dei avessero indicato
con gli àuguri. A Segoveso fu quindi destinata dalla sorte la
Selva Ercinia, a Belloveso gli dei indicarono una via ben più
allettante, quella verso l’Italia. Quest’ultimo portò con sé il
sovrappiù di quei popoli, Biturgi, Edui, Ambani, Carnuti,
Aulerci. Partito con grandi forze di fanteria e cavalleria,
giunse nel territorio dei Tricastini. Di là si ergeva l’ostacolo
delle Alpi; e non mi meraviglio certo che esse siano apparse
insuperabili, perché nessuno le aveva ancora valicate [ … ] Ivi,
mentre i Galli si trovavano come accerchiati dall’altezza dei
monti e si guardavano attorno chiedendosi per quale via mai
potessero, attraverso quei gioghi che toccavano il cielo,
passare in un altro mondo, furono trattenuti anche da uno
scrupolo religioso, perché fu riferito loro che degli stranieri
in cerca di terre erano attaccati dal popolo dei Salvi. Quegli
stranieri erano i Marsigliesi, venuti dal mare da Focea. I
Galli, ritenendo tale circostanza un presagio del loro destino,
li aiutarono a fortificare, nonostante la resistenza dei Salvi,
il primo luogo che avevano occupato al loro sbarco. Essi poi,
attraverso i moti Taurini e la valle del Dora, varcarono le
Alpi; sconfitti in battaglia i Tusci non lungi dal Ticino,
avendo sentito dire che quello in cui si erano fermati si
chiamava territorio degli Insubri, lo stesso nome di un pagus
degli Edui, accogliendo l’augurio del luogo, vi fondarono una
città che chiamarono Mediolanum…” |
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Secondo quanto
afferma il prof. A. Gaspani nei suoi articoli “Alle origini di
Milano” e “Nemeton di Medehlanon”, la testimonianza di Livio
colloca cronologicamente l’epoca di fondazione della città nel
VI secolo a.C. in quanto il regno di Tarquinio Prisco si estese
dal 616 a.C. al 579 a.C. mentre la fondazione di Marsiglia da
parte dei coloni focesi avvenne nel 600 a. C. circa. La
fondazione di una nuova città corrispose, come era d’uso presso
i Celti, alla definizione di un centro sacro, detto con termine
greco “omphalos”, e di uno spazio altrettanto sacro centrato su
di esso e delimitato da un’aratura rituale compiuta in senso
orario, in accordo con il moto apparente degli astri che
popolano la sfera celeste, seguita dalle offerte propiziatorie
agli dei e dalla scelta del nome che doveva essere di buon
auspicio e spesso racchiudeva un teonimo. La più nota ipotesi
sull’origine del nome di Milano è quella che vede
nell’etimologia romano-gallica di “Mediolanum” il significato di
“terra di mezzo”, ma esiste anche la tesi di chi attribuisce a
“Medhelanon” il significato di “centro di perfezione” ovvero
“nemeton” santuario a cielo aperto delimitato da un recinto
sacro connesso con gli astri. Quest’interpretazione è quella che
più si addice al territorio racchiuso dall’antico sacro recinto
di Medhelanon. Lo sviluppo di “Medhelanon” fu abbastanza lontano
dal modello di oppidum celtico circondato dal tipico ed
imponente “murus gallicus”. La realtà protoubana preromana di
Milano si estese intorno al nemeton senza alcuna struttura atta
a fortificazione, come confermano i recenti scavi condotti dagli
archeologi. Alla luce degli ultimi elementi emersi sembra
confermarsi un modello di città sviluppatasi attorno ad una zona
- santuario che aveva funzioni molteplici: religiose,
giudiziarie, amministrative e commerciali.
Considerazioni relative all’altimetria ed all’assetto viario
suggeriscono che l’ubicazione del “nemeton” sia da collocarsi
nella zona dove ora sorge piazza della Scala. La fondazione
della città verrebbe a coincidere con la dedicazione del
santuario presumibilmente avvenuta nella data più propizia:
l’inizio dell’anno secondo il calendario celtico, evento che nel
VI secolo a. C cadeva intorno alla metà di novembre del
calendario giuliano.
Molti studiosi non sono d’accordo e premono invece per
un’identificazione della città con l’antico “Melpum” fondato
dagli Etruschi, che tra l’altro sono i naturali nemici dei
Focesi. Dumezil in particolare ha suggerito che Livio non debba
essere interpretato alla lettera, ma sia invece uno degli ultimi
testimoni d’un’interpretazione mitica dei fatti storici. |
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LA RIEVOCAZIONE
DEL CAPODANNO CELTICO |
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Non è detto
comunque che le due versioni siano rigidamente antitetiche e che
i Galli invece d i
fondare una città “ex novo” abbiano ereditato una struttura
etrusca. Quello che è certo è l’impronta celtica che la città
conservò fino agli albori del medioevo. Per preservarla e per
celebrare questa data ritenuta significativa è nata:
L’Associazione
Culturale Capodanno Celtico - ONLUS
che cresce nel fertile humus culturale determinato
dall’intrecciarsi di dialetti, di patrimoni culturali
linguistici e musicali, di forti tradizioni, di grande e piccola
storia. Da anni opera con l’intento di promuovere, attraversi
iniziative culturali gratuite, la riscoperta di una parte della
storia politica e culturale della città ancora poco conosciuta.
Nel cuore della Lombardia fa rivivere le trame di un antico
percorso che dalla protostoria dei primi stanziamenti celtici,
dagli arcani riti dei druidi, dalla potente sonorità dei bodran
e dei carnix, si snoda, rincorrendosi, fino ai ritmi del folk
celtico lombardo, alle movenze delle danze popolari, al fascino
di arti e mestieri che attraversano inalterati il tempo.
La manifestazione, giunta alla sua ottava edizione ed entrata a
pieno titolo nel circuito dei grandi festival celtici europei,
guida, nel cerchio senza tempo del Castello, il pubblico sempre
più numeroso, in un entusiasmante percorso tra antichi
accampamenti, danze sfrenate, accese battaglie, sussurri d’arpe
che incantano, artigiani e le più coinvolgenti voci del panorama
celtico e folk nazionale ed internazionale, alla scoperta di un
patrimonio che è parte irrinunciabile dell’identità culturale di
Milano e della Lombardia. Il successo di pubblico e la sua
eterogeneità testimoniano un desiderio largamente condiviso di
riscoprire le proprie radici ed è legato, a nostro avviso,
alla
scelta di veicolare il percorso conoscitivo in più sfere di
fruizione, promuovendo in ognuna di esse , ove sia possibile,
una fattiva partecipazione.
L’intento per la nuova edizione è quello di inserire la
celebrazione del “Samain” in un percorso didattico – culturale
interdisciplinare di più ampio respiro, che racconti gli albori
di Milano ed illustri il legame della città con la festa del
“TRINVXTION SAMONI SINDIVOS”, spiegando che ripercorrere
insieme, oggi, il cammino nel tempo che ci conduce a quegli
antichi riti significa tener viva, nella sua culla di sempre,
una tradizione che accompagna la città dall’alba della sua
fondazione. L’idea è quella di far precedere i tre giorni di
rievocazione storica e spettacoli al Castello Sforzesco da due
settimane di iniziative culturali volte a promuovere presso il
grande pubblico, attraverso una più efficace divulgazione dei
progressi della ricerca e delle nuove teorie scientifiche ed
accademiche, la riscoperta di una parte ancora poco nota della
della storia della città, la storia della Milano golasecchiana e
lateniana. Con l’intento e la speranza che le nuove generazioni
si ritro vino
nell’unicità e nella ricchezza di questo patrimonio culturale,
il programma prevede, in tutto l’arco della sua durata,
iniziative dedicate specificamente alle scuole ed ai più
piccoli. Per conoscere il programma della manifestazione:
www.capodannoceltico.com
Nei giorni di rievocazione vera e propria saranno invece
protagonisti i gruppi di rievocatori nati in tutto l’arco
subalpino, vediamo in dettaglio uno particolarmente vicino al
territorio interessato:
POPOLO DI BRIG
- TEUTA AP BRIG -
GRUPPO DI RIEVOCAZIONE STORICA CELTICA III-II SEC. A.C.
Il popolo di Brig nasce nel 2004
con lo scopo di far conoscere la cultura , la storia e la
civiltà dei Celti d’Italia in epoca preromana, in particolare
quella della Brianza. “Brig” (collina, altura) è la radice da
cui deriva il nome dell’attuale Brianza (la zona posta a nord di
Milano compresa tra Monza, Como e Lecco), abitata in epoca
preromana da popolazioni celtiche. Il simbolo del teuta (popolo)
è il fiume Lambro, che attraversa i due monti che ne sovrastano
la valle. Seppure relativamente giovane, il Popolo di Brig (www.popolodibrig.it)
ha partecipato in soli tre anni dalla sua nascita a numerose
manifestazioni di interesse nazionale (Celtica-Valle d’Aosta,
Trigallia e Nubilaria – Emilia Romagna, Storitalia – Lombardia)
e locale (Magiaceltica – Trentino, Lactarella Celtic Festival –
Lombardia, Festival Insubre di Marcallo con Casone – Lombardia,
Festa di Beltane ad Ornavasso – Piemonte, Festa d’Occidente –
Veneto, Fiumalbo Celtica – Emilia Romagna, etc.). Nel 2006
partecipa alla prima edizione dell’Archeofestival di Perugia e
alla Centuriazione Romana di Villadose (PD) riscuotendo un
grande successo di critica da parte di partecipanti, visitatori
ed esperti del settore.
Il gruppo è apolitico e aconfessionale ed è aperto a persone di
qualunque età, sesso, credo religioso o etnia. Le attività si
suddividono tra pratiche (ricostruzione documentata di
vestiario, armi, manufatti, cibi e bevande utilizzati nella
rievocazione storica; partecipazione a feste e raduni celtici
facendo vita da campo
e
prendendo parte a simulazioni di combattimento) e teoriche
(conferenze, visite a mostre, articoli su riviste del settore).
Le attività pratiche consistono nella costruzione di oggetti di
uso comune nell’età del ferro, fedeli ricostruzioni di
ritrovamenti archeologici. Per farlo sono stati riprodotti anche
gli utensili e le varie fasi di lavorazione in uso all’epoca;
tale attività viene svolta anche sul campo. Una di queste
lavorazioni è la costruzione della cotta di maglia, armatura in
uso all’epoca dai guerrieri celti, lavorazione che viene
eseguita totalmente a mano anello per anello. (Magiaceltica 2006
– Trentino). Altre attività sono: lavorazione del cuoio (scarpe,
cinture, scarselle); lavoro al telaio; realizzazione di epigrafi
su pietra in alfabeto leponzio.
Le attività sono accompagnate da spiegazioni al pubblico
sull’artigianato, ma anche sui diversi aspetti della civiltà,
della storia e della religione celtica, fino ad interagire il
più possibile con la gente. Quando è possibile il gruppo
ripropone quella che un tempo era la vita da campo. In una
completa sinergia con il pubblico, offre la possibilità di
osservare la vita di un accampamento celtico dell’età del ferro,
dalla ricostruzione delle tende alla cucina e all’aspetto
religioso, che non era mai disgiunto dalla vita di tutti i
giorni; è dunque possibile osservare la preparazione del cibo, i
rituali e gli allenamenti dei guerrieri. |
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